Come si "resetta" Xbox?
Comunque andrà, il futuro di Xbox includerà (di nuovo) grossi cambiamenti. E grossi tagli
Asha Sharma lo ha detto chiaramente: a Xbox serve un “reset”. Per vari motivi, che ha descritto in una nota pubblicata sul sito di Xbox e co-firmata dal direttore dei contenuti, Matt Booty.
Il primo di questi motivi, e forse il più importante, è che Xbox sta operando con un margine del 3%, in calo rispetto all’anno precedente. Un margine davvero, davvero basso.
“Escludendo Activision Blizzard King, negli ultimi cinque anni abbiamo investito oltre 20 miliardi di dollari in contenuti, piattaforma e sussidi hardware, ma il nostro fatturato annuo è diminuito di quasi mezzo miliardo di dollari nello stesso periodo. Questa situazione non può continuare”, si legge nella nota.
Un secondo motivo: Xbox sta producendo tanti videogiochi, eppure molti di questi non hanno successo.
“Abbiamo ampliato il nostro sistema di studi quando avevamo bisogno di un flusso costante di contenuti per soddisfare molteplici strategie relative ad abbonamenti, streaming e dispositivi”, hanno scritto Sharma e Booty. “In questo processo, ci siamo ritrovati sovraesposti, dovendo implementare strategie in continua evoluzione in un panorama di contenuti sempre più facilmente reperibili. Siamo i fortunati custodi di franchise che hanno definito il settore, con un enorme potenziale e una forte domanda da parte dei giocatori, ma non li abbiamo finanziati a sufficienza per competere e vincere”.
Nella nota si fa menzione anche all’aumento dei costi per produrre console come Xbox Series X|S. “Quando ho assunto la carica di CEO a febbraio, il prezzo che pagavamo per i componenti di archiviazione delle console era più del doppio rispetto a quello pagato l’autunno scorso”, ha detto Sharma. “Da allora, questi costi sono raddoppiati di nuovo. E, mentre pianifichiamo la stagione natalizia del 2027, prevediamo un altro aumento significativo, che ci porterà a pagare più di cinque volte i prezzi che abbiamo pagato solo due anni prima”. Ma viene evidenziato che non è solo una questione industriale, bensì che Xbox stia patendo più dei concorrenti a causa di “scelte che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni”. Al punto che oggi “non siamo capaci di produrre tante console quante ne vogliono comprare gli utenti” e perciò serve “un nuovo modello di business e di collaborazioni per l’hardware”.
Xbox è quindi pronta a cambiare - di nuovo - strategia hardware, a rivedere l’approccio alla produzione; a lavorare di più con le terze parti. A rivedere tutto: perché bisogna migliorare la situazione contabile. Questo è il mandato e questa è la direzione: in mezzo si romperanno un po’ di cose.
Nel breve termine, infatti, ciò significherà una cosa: licenziamenti e chiusure. Bloomberg ha riportato che a luglio - poco dopo la chiusura del trimestre fiscale il 30 giugno - Xbox intende annunciare licenziamenti, appunto, la cui portata però è ancora sconosciuta. E sta diventando sempre più chiaro che diversi studi non sono al sicuro, fra cui Ninja Theory (Hellblade), Compulsion Games (South of Midnight) e Double Fine (Kiln), che rischiano la chiusura. Nel frattempo, Craig Duncan, che aveva lasciato la guida di Rare per gestire gli Xbox Game Studios, se ne è andato e anche il responsabile di Treyarch, Mark Gordon, ha scelto di “ritirarsi”.
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Fine della ricreazione
Alla nota di Sharma e Booty si è aggiunto l’amministratore delegato dell’intero gruppo Microsoft, ossia Satya Nadella. Durante il New York Times Hard Fork del 10 giugno, ha detto:
“La sfida che dobbiamo affrontare è che non abbiamo monetizzato questo intrattenimento. Anzi, semmai lo abbiamo sovvenzionato. Di fatto, i giochi Xbox vengono monetizzati più su YouTube che da Microsoft. Questo non significa che dobbiamo fare cose innaturali. Vogliamo continuare a fare ciò che è veramente nostro compito, ossia creare giochi fantastici e hardware eccezionale, ma dobbiamo farlo in modo economicamente sostenibile. Quindi, penso che Asha, dopo 100 giorni, abbia davvero deciso di dare una nuova occhiata alla situazione e assicurarsi che soddisfiamo le aspettative dei nostri fan, sia sul fronte hardware sia su quello editoriale”.
Di per sé, che Nadella a un certo punto indichi i quasi 70 miliardi di dollari spesi per Activision Blizzard e dica “ok, ora però iniziamo a far quadrare i conti” non è una novità.
A giugno 2024, l’ex-amministratore delegato di Xbox, Phil Spencer, disse che “devo gestire un’attività sostenibile all’interno dell’azienda e puntare alla crescita, e questo significa che a volte devo prendere decisioni difficili che, francamente, non mi piacciono, ma sono decisioni che qualcuno deve prendere”. E pochi mesi prima, intervistato da Polygon durante la Game Developers Conference, aveva detto: “Siamo un’azienda. L’ho ripetuto più e più volte. Non posso permettermi il lusso di non dover gestire un’attività redditizia e in crescita all’interno di Microsoft”. Da qui è nata la pubblicazione multipiattaforma: prendere più tempo, aumentare la portata dei videogiochi di Xbox, garantire più margine.
Insomma, da anni Xbox è sotto una grande lente all’interno di Microsoft. Il punto, forse, è come siamo arrivati a una situazione in cui serve un “reset” di tale portata; un reset che sembra un meteorite lanciata da Xbox stessa.
Activision ha coperto, ma solo per un po’
L’impressione che ho è che negli ultimi 7-8 anni Xbox abbia pensato che bastasse investire un sacco di soldi e diventare via via più grande per aumentare le vendite, far crescere il suo ecosistema, migliorare le cose, potenzialmente superare PlayStation o Nintendo nelle vendite hardware. E così l’acquisizione di studi come Obsidian, Double Fine, Ninja Theory. E poi nel 2021, in una prima grossa crescita della scala di queste operazioni, Zenimax (e quindi Bethesda). E poi, l’anno successivo, l’atto finale: Activision Blizzard.
Ogni volta un aumento di scala e ogni volta, con esso, un aumento delle aspettative di crescita (puntualmente infrante) e dei ricavi (puntualmente infranti) e del numero di persone abbonate a Game Pass (puntualmente infranto). A un certo punto, persino lo stipendio di Nadella è stato legato, in piccola misura, alla crescita di Game Pass. Fino a realizzare che fosse meglio lasciar perdere.
Avete presente ogni volta che abbiamo sparlato di Amazon o Google facendo notare come queste grandi realtà tecnologiche - giganti dell’ecommerce, della ricerca web, del mobile - puntualmente dimostrino che spendere e spandere centinaia di milioni di dollari non basti ad avere successo in questo settore?
Ecco: a me sembra che per anni Xbox abbia fatto questo. E da anni stia cercando di ritornare in strada. Ma a me francamente sorprende che Xbox sia arrivata a questo punto.
Perché Amazon e Google, perlomeno, hanno avuto dalla loro parte il fatto di non conoscerlo da vicino questo settore. Sì, Amazon ha Twitch dal 2014 e Google fa parecchi soldi trattenendo il 30% dagli acquisti dal Play Store: ma poi pubblicare o addirittura sviluppare direttamente videogiochi, con tutto ciò che significa gestire un progetto pluriennale di questo tipo, è un’altra cosa.
Ma che ciò stia succedendo a Xbox - dopo 25 anni che è nel settore e dopo quattro generazioni di console - questo mi lascia stupito.
Perché sarebbe come dire che Xbox, in questi 25 anni, non ha capito come funziona il mondo dei videogiochi abbastanza da adattarsi.
Negli ultimi anni, dalla fine del 2023, l’acquisizione di Activision Blizzard ha coperto dei problemi strutturali che stavano emergendo e si stavano radicando. Li ha coperti con un afflusso improvviso di ricavi, dettati proprio dall’integrazione di un altro editore; ma tale afflusso è finito in poco tempo, la crescita dei ricavi è rallentata e aver incluso Black Ops 6, l’anno scorso, in Game Pass è stata la ciliegina amara su una torta che si stava sfasciando al sole: persi centinaia di milioni di dollari in mancate vendite ed ennesimo buco per Xbox. Quando è arrivata Sharma ha capito che bisognava buttare giù un po’ di muri per ristrutturare.
Ancora una volta, come facciamo da anni, siamo di fronte all’ennesima promessa di “ora cambiamo tutto e ci riprendiamo” da parte di un dirigente di Xbox. In passato è stato Spencer, ora è Sharma; che sembra pronta a tutto per risistemare le cose.
Il punto è che Gears of War: E-Day o Clockwork Revolution che non arrivano su PS5 possono piacere o meno, ma non fanno male a nessuno. Mi preoccupano di più i maxi-tagli che Sharma è disposta (forse obbligata) a fare per il suo “reset”. E cosa succederà dopo.

